Un tralcio di vite che, quasi 3.000 anni fa, attraversa il Mar Ionio, dalla Tessaglia a nord ovest della Grecia per approdare a Capo Zefirio (oggi Capo Bruzzano ricadente nel Comune di Bianco, costa jonica della Calabria) a quei tempi abitata dagli Ausoni, una popolazione di lingua osca.

Fra le vecchie carte del nonno Alberto, una cartina in cui il paese di Bianco, sul Mar Jonio, è identificato con una botte.

Un territorio fertile e generoso, caratterizzato da terreno calcareo e argilla fine, ricco di minerali, arso dal sole e accarezzato dalle brezze marine che incantò i colonizzatori guidati da Enotro (dal cui figlio Italo deriverà il nome Italia) al punto che si organizzarono stabilmente dando vita all’Enotria ( all’incirca la fascia dell’Italia meridionale bagnata dal Mar Jonio e parte dell’entroterra) e a quella che passerà alla storia come Magna Grecia.

Luogo di approdo degli antichi Greci, Capo Bruzzano-Bianco

Tra le coltivazioni importate, quella dell’uva greca, storicamente documentata, fu una delle più rigogliose, caratterizzata da viti coltivate ad alberello a palo corto (oinotron)che, darà origine a vini che, pur provenendo dallo stesso ceppo genetico manifesteranno grandi differenze organolettiche a seconda delle località in cui il vitigno sarà allevato.

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